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Attacchi di panico

Il momento in cui il corpo suona l'allarme e la mente non trova il pericolo.

Una strada di montagna che entra in un banco di nuvole basse.

Un attacco di panico dura pochi minuti e lascia una convinzione che dura mesi: che possa succedere di nuovo, in qualunque momento, e che quella volta sarà peggio. Chi lo ha vissuto raramente teme l'attacco in sé. Teme di essere in metropolitana, in autostrada, in fila alle poste quando arriva.

Quasi tutti, la prima volta, vanno al pronto soccorso convinti di un problema cardiaco. Gli esami risultano normali e la rassicurazione dura poco, perché il corpo ha detto una cosa che i referti non smentiscono: l'allarme è scattato davvero.

Come si restringe la vita

Il danno maggiore quasi mai è l'attacco. È quello che si costruisce intorno: la strada più lunga per evitare il tunnel, il posto vicino all'uscita, la bottiglia d'acqua in borsa, la persona da chiamare. Ogni precauzione dà sollievo immediato e conferma alla paura che aveva ragione. La vita si stringe di un centimetro alla volta.

Che cosa possiamo farne

Nel lavoro si guarda a due cose insieme. La prima è il meccanismo: che cosa fa il corpo, perché lo fa, e come le precauzioni lo alimentano. La seconda è più lenta ed è quella che di solito conta: che cosa stava accadendo nella sua vita quando l'allarme si è acceso la prima volta. Il panico arriva quasi sempre in un periodo, non a caso.

Se ha avuto un primo episodio da poco, un controllo medico è un passaggio ragionevole. Escludere una causa fisica non è una perdita di tempo, è la premessa per lavorare tranquilli su quello che resta.

Scrivere è il primo passo

Mi racconti con parole sue di che cosa si tratta. Le rispondo io, personalmente.